Alessandra Berzuini
Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
Pubblicato: febbraio 2026
Alessandra Berzuini
Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano
Pubblicato: febbraio 2026
I concentrati piastrinici venivano conservati in ambiente freddo fino agli anni ’70, quando l’orientamento cambiò a favore di una conservazione a temperatura ambiente. Gli studi in vivo avevano infatti dimostrato che le piastrine, se conservate intorno ai 20-24 °C, sopravvivevano in circolazione più a lungo. Con questa decisione, tuttavia, si persero alcuni vantaggi propri della refrigerazione, e cioè la maggiore efficienza emostatica, la minore incidenza di contaminazione batterica e la durata di conservazione più estesa. A tutt’oggi la conservazione delle piastrine a temperatura ambiente rimane una scelta irrinunciabile, ma rimane aperto il dibattito se possa essere opportuno ampliare l’inventario delle piastrine arricchendolo con una quota di unità refrigerate e/o criopreservate (a +2-6°C e a -80°C rispettivamente), a beneficio del paziente emorragico, ma anche per l’ampliamento della scorta e del repertorio dei gruppi rari.