Maria Domenica Cappellini1 Natalia Scaramellini2
1 Fondazione IRCCS Ca Granda Policlinico
2 Università di Milano
Transfusion Medicine Network 2024; 1-5 (Pubblicato Giugno 2024)
La drepanocitosi è un’anemia cronica causata dalla presenza dell’emoglobina patologica S (HbS) che può essere ereditata in omozigosi (HbSS) o in eterozigosi composta con altri difetti dell’emoglobina tipo trait β-thalassemico (β tal/HbS) o HbC (HbS/HbC). L’approccio terapeutico della drepanocitosi è complesso dato il coinvolgimento multiorgano e data l’eterogeneità dei quadri clinici. Pertanto ancora oggi la prevenzione rimane un aspetto importante soprattutto nei paesi ad alta prevalenza di malattia e con scarse risorse sociosanitarie. La terapia convenzionale della drepanocitosi allo stato attuale è ancora prevalentemente fondata sulla prevenzione delle crisi vasoocclusive, sul controllo del dolore in fase acuta e sul controllo dell’emolisi e dell’anemia. L’idroissiurea, un potente induttore di emoglobina fetale è stato introdotto negli anni 80, ed è ampiamente documentato che riduca il numero delle crisi dolorose e in parte riduce anche la comparsa di complicanze croniche; tuttavia è una terapia giornaliera cronica per cui l’aderenza a lungo termine da parte del paziente si riduce significativamente, inoltre in alcuni paesi è ancora sotto utilizzata. Negli ultimi 5 anni sono stati approvati da FDA ed EMA 3 farmaci considerati modificatori della malattia: CRIZANLIZUMAB, VOXELOTOR e L.GLUTAMMINA che con meccanimi diversi agiscono su diversi bersagli. La terapia genica (gene addition) o l’editing genetico negli ultimi anni sono diventate una realtà per la cura della drepanocitosi: numerosi trials clinici sono stati completati ed alcuni sono in corso. Lovo-cel è un prodotto in cui un vettore lentivirale che codifica una globina modificata (HbAT87Q) viene trasdotta ex vivo nelle cellule staminali del paziente che ri-iniettate nel paziente stesso producono Hb A esogena. L’approccio di editing genetico non richiede l’impiego del vettore virale e si basa sulla tecnologia CRISPR /cas9. Exa-cel è un terapia che utilizza cellule staminali emopoietiche autologhe in cui CRISPR/cas9 ha come target specifico l’enhancer di BCL11A. Lo scopo è quello di ridurre l’espressione di BCL11A e consentire così la riattivazione della produzione di HbF.