Luca Santoleri
Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, Ospedale San Raffaele, Milano
Transfusion Medicine Network 2024; 1-4 (Pubblicato Gennaio 2024)
Luca Santoleri
Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, Ospedale San Raffaele, Milano
Transfusion Medicine Network 2024; 1-4 (Pubblicato Gennaio 2024)
Il termine CAR-T è l’acronimo di “cellule T con recettore chimerico per l’antigene” (Chimeric Antigen Receptor T-cell). Il termine indica linfociti T, prelevati da una persona con tumore e modificati geneticamente in laboratorio, in modo da renderli in grado di attaccare il tumore una volta re-infusi nello stesso paziente. La strategia mira a potenziare la capacità dei linfociti T citotossici di attaccare cellule dell’organismo anomale (ad esempio perché infettate o perché divenute maligne). I linfociti riconoscono le cellule infettate o maligne perché queste hanno sulla loro superficie degli antigeni non presenti nelle cellule normali. Il riconoscimento dell’antigene avviene attraverso un recettore specifico presente sulla superficie cellulare del linfocita stesso. Nella produzione in laboratorio delle cellule CAR-T, il recettore del linfocita viene modificato in modo tale da riconoscere gli antigeni presenti sulle cellule tumorali e trasmettere al linfocita un segnale di attivazione per eliminarli.